lunedì 23 aprile 2012

Tungsteno si, Tungsteno no...

Pur non amando particolarmente il rosa e spinta da un'insana curiosità, in uno degli ultimi ordini su Lomography avevo inserito anche un pacco di Lomography X Tungsten 64.
Già dal numero degli ISO (64) capirete che questa pellicola ha bisogno di una quantità scandalosa di luce per poter dare il meglio di sé e dare alle fotografia quei tipici viraggi rosa che ne caratterizzano gli scatti. Ho aspettato che una giornata di sole caraibico si abbattesse sulle mie coste (il che non è poi così insolito) per uscire fuori a scattare. Avendo bisogno di una macchina che mi permettesse di settare Iso bassi ho optato per la Yashica electro 35 GT (che le altre, a dire il vero, erano già tutte  impegnate!).
Vi dirò, già scattando le mie sensazioni erano tiepidine, nessun grande entusiasmo che mi facesse fare tripli salti carpiati all'indietro con doppi avvitamenti mortali (etc. etc.). Il rullino non si decideva a terminare e forse proprio nella fretta di finirlo sono venuti fuori gli scatti più particolari proprio perché "casuali" (mi verrebbe da dire sbrigativi).
Ecco, anche i risultati non mi hanno particolarmente colpita: tutto quel rosa Big Bubble che ha pervaso molte foto mi ha infastidita e forse anche la scelta della macchina (che è a priorità di diaframma) non mi ha aiutata nel valorizzare questo rullino. Altrettante foto, infatti, sono venute sovraesposte (il che mi ha parecchio indispettita ed indisposta) altre, hanno un rosa carico: sembrano attraversate da un branco di maiali in fuga! Insomma, l'ho buttata sul ridere, ma la prima esperienza con Tungsteno non è stata indimenticabile. Non è scattato il colpo di fulmine, ma mi resta ancora un rullino da usare di cui decidere la sorte (a chi non si da una seconda opportunità?).

Ecco gli scatti che ho salvato

Una delle ultime foto del rullino. Smania di finirlo, inquadratura non convenzionale. La mia modella preferita!

Altra inquadratura "anarchica". Tra le ultime foto, scattate in un giorno pessimo, senza sole e nel tardo pomeriggio
Questo è uno scatto che mi piace. Il rosa è tenue, non troppo chiassoso e la luce dietro
l'orecchio di Luca tronca un pò la monotonia del colore
Scatto contro il sole, giornata chiara. Non lo apprezzo particolarmente come scatto per via del rosa troppo carico
Questa sembra avere due tonalità di rosa differenti tra l'acqua e la sabbia. Tardo pomeriggio, col sole già a metà dietro le montagne , quindi molto più vicino all'acqua che alla sabbia

Che dire, non so. Questi sono gli scatti che ho ritenuto più meritevoli e che mi fanno pensare di voler dare un'altra opportunità al Tungsteno. Vedremo.

sabato 21 aprile 2012

Premier PC-500 F4 e Redscale: buona la prima


Finalmente posso parlarvi di questa piccola macchina fotografica senza nessuna pretesa, interamente in plastica. Guardandola,  alla Premier PC-500 F4 non dareste un soldo bucato di valore: una "semplice" punta e scatta che alza leggermente il suo tiro per avere la possibilità di settare gli iso in un range da 100 a 400. Eppure questa macchinetta prodotta dalla Premier Image Technology Corp, (una casa di produzione di Taiwan fondata nel 1983) ha tutti i requisiti per stupire. Come al solito, quando provo per la prima volta una macchina fotografica, seguo senza battere ciglio il consiglio di Pretty in Mad di utilizzare rullini particolari (redscale o b/n) per evitare di rimanere delusi dal "piattume" di un "banale" color/negative e condannare per sempre una macchinetta all'indifferenza.
Detto, fatto, dopo esserci ammiccate per un pò, decido di darle una chance.
Ho montato un 35mm Lomography Redscale XR 50-200 perchè sia la macchina che il rullino si prestano a giocare e pasticciare con il settaggio degli ISO e poi perchè la giornata era molto luminosa e soleggiata, quindi la scelta del redscale è stata quasi istintiva. Mi è piaciuto un sacco scattare spensieratamente senza preoccupazioni di tempi e diaframmi, tenendo a mente che di solito queste macchine hanno il fuoco ottimizzato dal metro in su. Comoda anche perchè nel mirino ha disegnati i margini della stampa per favorire una migliore inquadratura. Il flash è incorporato (funzione on/off che più spartana non si può) ma non so che dire, il mio è andato e poco male perchè tanto non lo avrei usato mai. I risultati virano dal rosso al verde com'è tipico del redscale, ma soprattutto sono sorprendenti per essere venuti fuori da un pezzettone di plastica (la mia, peraltro, mezza sfondata) dimenticato da anni nel fondo di un cassetto. La prossima volta (si, perchè la ragazza è stata promossa a pieni voti) le farò fare un giro con un b/n. Mi aspetto grandi cose.

Questa, la breve carrellata degli scatti riusciti coi vari viraggi

400 ISO (contro il sole, alla faccia delle regole!), toni verdastri, grana evidente 


200 Iso, tardo pomeriggio, luce ottimale, viraggio rosato, grana leggera


200 Iso, metà pomeriggio, giornata di sole, manca poco per il virato seppia!


100 Iso, pomeriggio di pieno sole (stavolta ho seguito la regola!), grana assente


200 Iso, pomeriggio di pieno sole, rosso fuoco!

sabato 14 aprile 2012

Of sand and other regrettable things left around project

La maturazione di un progetto è cosa lenta, da generare con calma, pure se l'idea viene come una scintilla, un'esplosione improvvisa, un fulmine a ciel sereno. Dopo che scoppia resta lì, con tutte le sue schegge sparpagliate che possono essere rottami lasciati alla ruggine, oppure indizi di qualcosa, spunti, frammenti di genio in formazione. E lì, dove sono, ci restano per un bel pezzo solo per farsi guardare, in attesa di essere notati mentre brillano un poco.
Poi succede che c'è una scheggia più grossa, che sembra caduta a casaccio dove è più facile che la si veda, più brillante delle altre. Ed è proprio lì, illuminata dalle altre schegge, accende una strada, l'idea, il genio e tutte le schegge si alzano da terra e si ricompongono come uno specchio e lì, sulla superficie, l'idea si ricompone in tutti i suoi elementi, diventa chiara e irresistibile. Il mosaico si compone totalizzante e pieno, definitivo, asciutto.
Questa è la scheggia che ha infiammato tutte le altre, in un legame fortissimo.
Questo è il mio nuovo progetto fotografico. Il primo.


Of sand and other regrettable things left around project racconta tante storie quante sono le cose che il mare lascia sulla riva, trasportate da chissà dove. Quando ho iniziato a scattare foto alle cose che trovavo passeggiando lungo la battigia, l'ho fatto distrattamente, affascinata più dall'idea di come fossero potute arrivare fin lì e con la voglia di tenermi dentro storie immaginarie di terre lontane e avventure alla Salgari. Poi ho iniziato a pensare che quegli oggetti levigati dal mare avessero dentro il senso del ritorno, inteso come restituzione, ma anche il senso di abbandono che può esserci nel lasso di tempo prima che questo ritorno, questa restituzione si compia. Ma quegli oggetti, così stravolti e così straniati dal loro contesto, mi raccontano anche la metamorfosi delle cose deformate dall'acqua e dal tempo: una metafora estetica del cambiamento che però resta solo esteriore. Una sedia, pur scrostata, resta pur sempre una sedia.

Questo progetto continuerà fino a quando i primi bagnanti non si riapproprieranno, come tutte le estati, delle spiagge che sono mie d'inverno e d'autunno.
Le foto verranno aggiornate periodicamente  sul profilo FLICKR e potrete sapere degli aggiornamenti attraverso la mia pagina Facebook.

Non smettete mai di cercare storie. Namaste.

domenica 1 aprile 2012

Ma che domenica analogica!

Una domenica da segnare sul calendario, una domenica memorabile, annaffiata da ettolitri di felicità! Me lo sentivo che andando al mercatino avrei trovato qualcosa che mi avrebbe colpita. Me lo sentivo che stavolta non avrei trovato solo povere polaroid sfondate, unte, e macchine intrise di polvere e tristezza.
Prima bancarella prima folgorazione. Accanto ad una povera Polaroid che deve aver visto tempi migliori c'era questo piccolo pezzetto di plastica nera


Una Agfa Optima sensor con flash incorporato MADE IN PORTUGAL! Ho fatto qualche prova ed ha un suono di scatto così dolce e frusciante che non potevo assolutamente permettermi di lasciarla lì nelle mani del venditore che mi ha anche raccontato di averla comprata a Torino 40 anni fa. Poi è piccola, molto maneggevole e sta perfettamente in borsa; quindi è ottima da portarsi sempre dietro, tanto più che col flash integrato può rivelarsi una macchina per ogni occasione.
Detto, fatto. Questo il primo acquisto della mia domenica analogica.
Mica finite qui le sorprese, però. Eh no perchè due o tre bancarelle più avanti vedo una tracolla sospetta. Mi dico:"Qualche vecchia telecamera". Il tempo di farci capolino dentro e mi ritrovo incastrata tra le pupille un gioiellino meraviglioso completo di un quantitativo scandaloso di accessori!


Tutto quello che vedete in questa foto è vero!! Assieme alla Zenit 12 XP (up for Zenit!!) ci sono ben 10 lenti (nella foto me ne è sfuggito uno), due obiettivi (il suo ed un 3.5), un flash a 4 distanze (wide, normal, tele1 e tele2, che non sono nè canali televisivi, tantomeno compagnie telefoniche!), due cavi di scatto, un adattatore, un cavo per il flash, la borsa e il laccio per la macchina.
Sono contenta? Beh, fate un pò voi, con tutte queste lenti a disposizione il mio primo pensiero è stato: digitale e photoshop sono solo per i pigri e non hanno inventato nulla che già non ci fosse. Avendo la mia adorata Zenit 11, poi, la mia felicità è doppia perchè tutto ciò posso utilizzarlo anche lì sopra moltiplicando il mio scapestrato slancio ludico.
Che dire, la mia mietitura è stata superba ad un prezzo che reputo ottimo: 120 Euro il tutto (Agfa+Zenit).
Ora non resta che approfittare di questa primavera generosa e ricca di sole, colori, fiori che si schiudono, aria fresca e frizzante per rimettere in moto i miei due nuovi gioiellini.
Che domenica, ragazzi. SONO FELICE!!